“Tesoro, lo sai che la Dottoressa quest’anno ha detto che i bimbi devono andare al mare”. Il gelo calò in men che non si dica. Abito, assieme alla mia splendida famiglia infatti a La Spezia, a pochi passi dal mare. Lo iodio ce l’abbiano nel sangue qui. Tutte le mie speranze di portare moglie e figli in vacanza in qualche location montanara, sono sparite in un attimo. Ci mettiamo, quindi, alla ricerca su internet di un posto dove passare una settimana di vacanza. La scelta, vuoi il delicato rapporto tra periodo-prezzo, ed anche le recensioni di amici, ricade sull’isola di Minorca, da visitare per una settimana a cavallo del 10 di settembre. Partiamo da La Spezia a notte fonda, alla volta di Malpensa. Il volo ci attende alle 7.35. I bimbi, nonostante la nottata in bianco non ne vogliono sapere di chiudere occhio. Finalmente decolliamo e dopo un breve volo arriviamo a destinazione. Mahon. Il cielo grigio, l’umidità e le gocce di pioggia, confesso, mi fecero ripensare con astio a chi mi raccontò che a Minorca piove 10 giorni all’anno. Presi i bagagli e l’auto a noleggio (fondamentale per chi vuole essere indipendente in vacanza), ci dirigiamo verso Cala Galdana, campo base del nostro soggiorno. Al volante della Megane, osservo il contesto paesaggistico che mi sta attorno. Aspre colline coperte da una vegetazione brulla di olivi, pini marittimi, querce e piccoli arbusti, contrastano con le diverse tonalità delle rocce e terreno. Dal rosso acceso al giallo ocra, a varie sfumature di grigio. Arriviamo all’albergo dopo una mezz’oretta di auto. Ci sistemiamo e decidiamo di andare in avanscoperta alla cieca. Ci dirigiamo verso Ciutadella e successivamente verso Cap d’Artrutx dove sapevo della presenza di un faro. Aspettiamo il tramonto. Un vero e proprio spettacolo stava per comparire davanti ai nostri occhi. Confesso che già dopo 10 ore sull’isola, il sangue gelato dalle parole della Dottoressa aveva cominciato a sciogliersi, anche velocemente direi. Sistemo, con l’aiuto di mio figlio Nicolò (4 anni) cavalletto e reflex, scatto remoto rigorosamente impugnato da lui (Papino, faccio io le foto!!!) e via……difficile scordare quella luce, con mio figlio al fianco. Nei giorni successivi, la mattina ed il primo pomeriggio venivano passati nelle splendide spiagge delle varie calette dell’isola. Da Cala Mitjana, raggiungibile a piedi con 1 km di comodo sentiero e Cala Binibèquer nel versante Sud a Cala d’Algariens e Cala Pregonda nel Nord dell’isola. Nella seconda parte del pomeriggio si andava alla ricerca dei tramonti e dei vari Fari sparsi per l’isola (consiglio il sito http://www.farsdebalears.org). Sono quattro i fari principali dell’isola: Cap de Favàritx, Punta Nati, Cap d’Artrutx, Cap de Cavalleria. Ognuno di essi può regalarti emozioni indimenticabili, tramonti incredibili. Il vento, sempre presente, disegna le nuvole ed aiuta a creare paesaggi mozzafiato. La luce calda che avvolge albe e tramonti ti rimane impressa negli occhi. Il Sole sorge e tramonta dal mare in secondi che davvero sembrano interminabili e quando sei li con la tua reflex e guardi attraverso il mirino, vorresti fermare il tempo per vivere e rivivere quegli istanti.

Cap de Favàritx è posto nella parte Est dell’isola, in piena area protetta del Parco Naturale S’Albufera des Grau, a circa 20 minuti d’auto da Mahon. Una piccola strada in saliscendi scorre lungo collinette di sabbia e rocce con vegetazione bassa. Si arriva ad un tratto di fronte al Faro. La costa, in questo tratto non è molto alta. Il rumore del vento e delle onde che si infrangono sulle onde fanno da padrone.

Punta Nati è posto al capo Nord-Ovest dell’isola. Si raggiunge anch’essa facilmente da Ciutadella. Il paesaggio qui è completamente diverso rispetto alla parte Est. La scogliera è a picco sul mare, un salto di 60-70 metri, mentre gli ampi spazi retrostanti sono caratterizzati da un paesaggio quasi lunare. Non esiste vegetazione, se non qualche cespuglio mangiato dalle pecore. Pietre acuminose rendono il terreno aspro e difficile da affrontare con le infradito. Consiglio un bel paio di scarpe da trekking….evitere di bucarvi le piante dei piedi!

Cap d’Artrutx è il faro della punta Sud-Ovest. Può anch’esso regalare magnifici momenti, ma, essento adiacente al paesino turistico di Cala en Bosc, risulta meno “romantico”. Rispetto agli altri fari infatti al suo interno trova posto un ristorante con tavolini ed ombrelloni nell’area esterna, pieni di turisti.

 

Cap del Cavalleria è, almeno per me, il paradiso del fotografo naturalista. Per arrivare si passa attraverso il paesino di Es Mercadal, si percorrono 14 km lungo la Carrer de Tramuntana sino ad arrivare ad un cancello che delimita l’area privata attorno al faro. L’area è delimitata anche per impedire al gregge di caprette presente al suo interno, di sperdersi per i limitrofi terreni. Scendi dall’auto, apri il cancello, risali e sposti l’auto, scendi e richiudi il cancello e riparti con l’auto. Da li al faro c’è circa un km di strada. Un km in cui ogni centrimetro vale la pena di essere osservato e fotografato. Procedendo lungo la strada a sinistra si osserva la

Costa interna, piu dolce e caratterizzata da spiagge magnifiche, mentre a sinistra le scogliere riprendono il paesaggio presente a Punta Nati. Si fotografa anche qui molto bene sia l’alba che il tramonto. Il Faro può diventare il soggetto principale delle inquadrature, ma se ci si scorge un po’ verso il mare si nota l’Illa de Saitja con il lembo di roccia chiamato Pas Cambrol. Al tramonto il sole dipinge il mare di un viola acceso mentra le nuvole assumono tonalità calde rosa, rosse e, gialle che contrastano con il mare.

Ma Minorca non è solo “seascape”. E’ un isola in cui gli animali, soprattutto uccelli sono molto molto presenti. Prima di partire mi ero informato su quanto si potesse osservare e mi ero fissato tre obbiettivi: fotografare la Cappellaccia di Tekla (Galerida theklae), l’Averla capirossa (Lanius senator)ed il Capovaccaio (Neophon percnopterus). La Cappellaccia di tekla, è molto presente ed anche facilmente fotografabile lungo le zone costiere di Cap di Cavalleria.

L’Averla capirossa l’ho avvistata per caso una sera posata sui fili della luce. Uno scatto veloce per la sicurezza di non aver visto altro ed identificarla correttamente. La mattina dopo, sveglio di buon ora mi sono recato con l’auto nel posto dell’avvistamento. Ne ho individuata una coppia posata sun un cespuglio di rovi, ma la distanza era troppo elevata anche per un 500 mm. Fortuna vuole che una delle due, involatasi per cacciare un piccolo ortottero, si viene a posare ad una ventina di metri dalla mia auto. Decido di montare il duplicatore di focale 2X ,che già in passato con un altro Lanidae mi diede soddisfazioni. Il problema con questo set-up (500 f/4 più extender 2X) è che per ottenere una discreta nitidezza si debba chiudere a f/11 o f/13, con conseguente ripercussioni sul tempo di scatto. Inquadro, focheggio, scatto. Il risultato mi appaga anche se non è uno scatto eccezionale. Mi appaga soprattutto perché quando vado in posti sconosciuti in cui non ho mai messo piede, tantomeno fotografato, riuscire “catturare” immagini di uccelli e specie nuove è una sfida. Non conosci la luce, le abitudini, i posatoi, gli orari. Scattare e portare a casa le loro immagini mi riempi di gioia e soddisfazione.

Quanto al Capovaccaio invece, bhè non ho avuto la stessa fortuna. E’ un animale molto diffidente. Capita spesso di vederlo volteggiare in cielo nelle ore più calde, anche in gruppi di 4-5 elementi. Appena arresti l’auto si allontana. Ho qualche scatto, ma non all’altezza di essere pubblicato. Per fotografarli andrebbe eseguita una ricerca più approfondita, recandosi magare nei pressi delle pareti di pietra verticali ove sostano durante le ore della giornata. Ma ero in vacanza con moglie e figli, non era il caso. Durante il soggiorno a Minorca però, ho avvistato e fotografato molte altre specie. Dai rapaci notturni come il Barbagianni, Civetta e Assiolo, ai diurni come il Falco di palude, il Falco pellegrino, Gheppio, ai passeriformi come il Pigliamosche, Occhiocotto, Saltimpalo, Luì grosso, Passero oltemontano, Beccamoschino, Ballerina gialla, Stiaccino, Passero solitaio, o laridi come il Gabbiano corso.

Certo, se fossi partito per una vacanza prettamente fotografica, magari sarei qui a recriminare per le occasioni perse. Ma visto e considerato che con me avevo quello che di più caro ho al mondo, sono davvero soddisfatto. Ho passato momenti indimenticabili con i miei piccini e Marika, pensare che in alcun di questi stavo anche scattando assieme a loro, rende questa vacanza davvero unica. Se si aggiungono poi i colori, i profumi, gli scorci che Minorca ti regala, allora pensi davvero che sia una vacanza da ripetere e consigliare a chi come me ama la propria famiglia e fotografia naturalistica.