Ogni Fotografo Naturalista è spinto dal desiderio di catturare splendide immagini con la propria reflex, ma anche dalla fame di conoscenza e approfondimento dei soggetti fotografabili, dalla voglia di osservarli nei loro habitat naturale e nei loro comportamenti, fattori che sono poi indispensabili per ottenere le migliori immagini, nel pieno rispetto dei nostri amici alati. Anch’io, nel mio piccolo, sono così. Non importa quanti chilometri dovrò fare per l’osservazione e la ripresa di una determinata specie. Non mi importa il tempo, caldo o freddo che sia e tantomeno una levataccia mattutina. Non è un problema svegliarmi prima dell’alba, anche dopo un estenuante settimana di lavoro, quando molti, forse, se non spinti dalle mie stesse forti motivazioni, preferirebbero passare qualche ora in più  sotto le coperte. Questa è la mia natura, il mio istinto, la mia più grande passione…..la mia vita.

La prima parte dell’inverno 2012-2013, qui nello spezzino, è stata caratterizzata da poco “movimento” sia nei classici capanni d’osservazione ornitologica sia nelle zone più interessanti, come le zone umide nei pressi del fiume Magra. Per tale motivo, verso metà gennaio, assieme agli amici fotografi concittadini Claudio, Marco, Stefania ed il genovese trapiantato in Appennino reggiano Giulio decidiamo di aumentare il nostro “raggio d’azione” preventivando qualche uscita fuori provincia alla ricerca di specie difficilmente osservabili in zona. L’attenzione ricade su una specie che nessuno di noi aveva ancora fotografato, lo Zigolo delle Nevi (Plectrophenax nivalis, Linneo 1758). Questo piccolo uccello migratore (circa 17-18 centimetri) appartiene all’ordine dei Passeriformi ed alla famiglia degli Emberizidi. La particolarità di questa specie sta nel fatto che si riproduce durante la stagione estiva nelle zone di Scandinavia e Groenlandia, ma ama passare la stagione fredda lungo le più miti coste del nord della Francia, Belgio ed Olanda. Negli ultimi 7 anni, ossia da quando esistono statistiche specifiche, redatte dalle varie associazioni ornitologiche italiane, si sta osservando un incremento graduale e costante degli individui di Zigolo delle nevi che scelgono il “bel paese” per svernare. Si è passati infatti da circa 6-8 osservazioni dell’anno 2006 alle oltre 80-90 del 2013. Una delle mete preferite per la sosta invernale, causa anche la facilità di reperimento del cibo, associata a caratteristiche ambientali simili a quelle di provenienza, sembra essere il Nord della penisola, nei dintorni delle Prealpi Venete, più specificatamente negli stupendi scenari degli altopiani Veronese. La nostra scelta cade proprio su queste zone. Diamo una veloce occhiata alla previsioni meteo e scegliamo una giornata infrasettimanale in cui è previsto bel tempo in modo da avere sia una buona luce ed evitare contestualmente l’eventuale affollamento delle decine e decine di turisti. Decidiamo quindi di partire di buon mattino alla volta del Parco Naturale Regionale della Lessinia. La località prescelta è la famosa Bocca di Selva, in comune di Boscochiesanuova, a pochi chilometri dal centro di Verona, meta molto nota e conosciuta sia da fotografi naturalisti che da birdwatchers. Lasciamo La Spezia alle 4.30, ed alle prime luci dell’alba (circa le 7.30-8.00), dopo un viaggio all’insegna delle risate e di due-tre caffè, siamo sul posto.

Il paesaggio è splendido. Fa freddo, ed il sole ancora basso fa brillare i colli colmi di neve, mentre lo sguardo volto verso sud, si perde in un infinito orizzonte complice il denso strato di nebbia presente nella pianura Padana. Dal folto ed immenso manto nebbioso emergono, distanti, ma ben visibili, le vette del monte Cusna, Succiso, Casarola ed altri, costituenti la catena montuosa dell’Appennino Tosco-Emiliano…..i luoghi in cui tutt’ora, ogni week-end mi precipito per “staccare” dal tram-tram quotidiano. Parcheggiamo le auto nell’ampio piazzale. Non riusciamo nemmeno a finire di imbacuccarci a dovere contro il freddo pungente che un grosso stormo di piccoli volatili si va a posare a qualche decina di metri da noi. Uno sguardo veloce con il binocolo ci conferma che si tratta proprio di quello per cui eravamo partiti. Gli Zigoli delle nevi, uniti ad un folto gruppo di Fringuelli alpini (Montifringilla nivalis, Linneo, 1766). Sui nostri volti, quasi contestualmente, nasce un sorriso spontaneo, a trentadue denti. Nel frattempo due grossi Corvi imperiali (Corvus corax, Linneo 1758) ci sorvolano , scomparendo, poco dopo, dietro le cime innevate. Ci “armiamo” di reflex su cui sono montati i “grossi calibri” dei nostri teleobiettivi e dei pesanti ma fondamentali cavalletti e ci appostiamo in un area limitrofa al famoso Rifugio Bocca di Selva nei pressi dei volatili. Dapprima, questi, si dimostrano un poco diffidenti e nervosi, volando via spesso d’improvviso e concedendosi ai nostri obiettivi ad oltre 10-12 metri. Col passare del tempo però, reputandoci evidentemente “amici ed innocui”, sia gli Zigoli che i Fringuelli, si fanno più confidenti, lasciandosi fotografare anche a pieno formato a 4-5 metri di distanza. Nel frattempo, altri amici fotografi provenienti dal Trentino e dalla Toscana ci raggiungono in postazione. Confesso, e non me ne vogliano i miei compagni d’avventura, che in alcuni momenti mi sono sentito un po’ in imbarazzo. Sembrava di essere su qualche famoso red carpet in attesa che loro, gli uccelli, le vere e proprie Star si mostrassero in tutta la loro bellezza e perfezione. Per distinguermi dalla “massa”, pensai che forse, sotto il profilo fotografico avrei dovuto osare un po’ di più. Dopo aver ottenuto discrete immagini con soggetti statici nella prima parte della giornata, forse sarebbe stato opportuno dedicarmi solo ai soggetti in movimento? Il sole era oramai alto e causava ombre forti e zone troppo illuminate…….la tanto attesa pausa pranzo arrivò proprio a puntino! Il piatto al formaggio Monte Veronese fuso assieme a polenta e funghi porcini dell’ottima cucina casalinga-tradizionale del Rifugio Bocca di Selva, ci ha ampiamente rifocillato delle calorie duramente spese in mattinata, sia a causa del freddo che dell’estremo sfruttamento del dito indice della mano destra.

Le ore centrali della giornata passarono velocemente. Davanti a noi ancora poche ore di luce, tra cui la migliore, quella del tramonto. Tra una chiacchiera e l’altra mi accorsi che era giunto il momento di mettere in atto il piano diabolico pensato prima del lauto pranzo. Mi accorsi che anche altri fotografi cercavano di scattare immagini al volo, con risultati però non eccezionali. Pensai che sarebbe stato difficile. Il volo di questi passeriformi è spesso irregolare. Cambiano direzione continuamente. Ed anche se l’autofocus della mia Canon 1D Mark IV funziona alla grande, avrei dovuto tirar fuori il meglio di me. Apportai qualche modifica al set-up della reflex, al fine da ottenere tempi di scatto mai inferiori ad 1/4000, aumentando la sensibilità ISO. Non potevo scattare con un diaframma molto aperto, poiché con soggetti in movimento si rischia di non averli completamente a fuoco. Durante la mattinata inoltre, tra uno scatto e l’atro, riuscì a capire meglio quando un soggetto stava per spiccare il volo. Un noto ornitologo del parmense, un paio di anni prima, mi spiegò che gli uccelli danno chiari segnali dei loro comportamenti e che da un attenta osservazione delle loro movenze era possibile capirne, nel tempo, le intenzioni. Questa osservazione mi portò a comprendere che dopo un determinato movimento della parte superiore del busto, lo Zigolo avrebbe spiccato il volo. Fu così che riuscii ad immortalarli nella fase di stacco dal suolo. Ma volevo di più. Cogliere un Gabbiano o un Airone in volo è semplice; le dimensioni ed il volo lento e sinuoso certamente aiutano. Diverso è per questi passeriformi. A volte, nel mirino della reflex, il quadratino rosso di messa a fuoco è poco più piccolo del soggetto! Inoltre con il treppiede, anche disponendo di teste dal movimento estremamente fluido, non si riesce a seguirne perfettamente il volo. Quindi per nulla impensierito dal peso del tele (un 500mm f/4 L IS USM), della reflex e dell’intero Gitzo e Photoseiki (superiamo abbondantemente i dieci kg), cominciai a fotografare letteralmente in apnea, sollevando tutta l’attrezzatura dal suolo, riuscendo però a seguire le traiettorie di volo ed a scattare parecchie foto, grazie anche alla mia stazza da corazziere….. La curiosità di vedere le immagini ottenute era tanta, ma già sul campo, attraverso il piccolo monitor LCD della reflex già si intuiva che le scelte sul set-up avevano dato i frutti sperati. Nel frattempo mi guardavo in giro e vedevo che gli altri fotografi, compresi i miei compagni di viaggio, cominciavano a scemare, abbandonando lentamente la “trincea”. Si era fatto tardi, era giunta infatti l’ora del rientro. La luce era piatta ed anche gli Zigoli delle nevi ed i Fringuelli alpini erano volati verso i dormitori. Smontai l’attrezzatura e la caricai sull’ auto, mentre il sole andava a calare dietro le vette Appenniniche. La strada verso casa era lunga. Durante il viaggio di ritorno pensai più volte alle emozioni provate nell’ammirare per la prima volta questi piccoli e vitalissimi amici, piccoli e grandi eroi. E’ incredibile come il loro istinto di sopravvivenza li porti a compiere ogni sei mesi migliaia e migliaia di chilometri, da Nord a Sud e viceversa. E noi, che per prima cosa siamo grandi appassionati di natura, speriamo di contribuire con le nostre immagini a mostrarli ai più in tutto il loro incredibile splendore.