Quattro righe buttate giù a caldo, scritte ogni sera con la memoria fresca delle emozioni vissute in ogni singola giornata!

1’ giorno:
Partenza ritmata dalla nuova fiction “alla ricerca del drone”, visto che DJI ha deciso di spedirmi un pezzo danneggiato. Dopo uno slalom tra spezia, bocca di magra e Carrara, arriviamo puntualissimi al Galileo Galilei, da dove spicchiamo il volo verso Londra e poi successivamente verso la terra promessa! I bimbi direi perfetti, qualche screzio tra fratelli, ma tutto nella norma. Macchina a nolo presa, una nuova fiammante Kuga 4×4 con cambio automatico. Spettacolo. Arrivati al B&B Guesthouse a Keflavik, lasciamo velocemente i bagagli per andare a cercare una bettola in cui cenare. La scelta ricade su una specie di McDonalds, peggio, si sì, peggio. Marika ed io ceniamo con un insalata geneticamente modificata, i bimbi vi lascio solo immaginare. Dopo cena ci dirigiamo verso Reykjavik, nella speranza di trovare uno squarcio di cielo senza nubi, visto che sopra le nostre teste si stava manifestando un Kp4, ma senza gloria, ce ne torniamo a letto. IO CI CREDO. 

2’ giorno:
Si parte da Keflavik alla volta di Vik i Myrdal. E subito l’Islanda ci regala la prima perla. La Blue Lagoon è qualcosa di incredibile! I colori dell’azzurro dell’acqua si contrappongono ai verdi dei licheni ed al nero delle rocce, creando scorci davvero incredibili! Ci muoviamo lungo la costa sud-ovest, percorrendo la Suourstrandarvergur dove il paesaggio sembra quello dei film che parlano dei pianeti alieni. Rocce laviche coperte da muschi rendono questo luogo incredibile. Continuiamo superando i piccoli centri di Thorlaskon, Eyrabakki, Selfoss per giungere alla prima incredibile cascata, Seljalandsfoss. Dopo aver ricevuto in dono da tre ragazzi inglesi il biglietto del parcheggio, ci avviciniamo alla cascata, dove tra una gita “back waterfall” e qualche miracolo in stile Carolina Kostner sul fondo ghiacciato, ci scattiamo un po’ di selfie, facciamo quattro scatti alla potente cascata ed ai Fulmari frequentanti la zona. Ripartiamo ed arriviamo al Cottage (North Star Cottage a Seljavellir), molliamo i bagagli e via verso Skogafoss. Ecco se pensavamo che Seljalandsfoss fosse potente, non avevamo ancora visto questa meraviglia, che tra mille arcobaleni ed altrettante imprecazioni per le gocce d’acqua sull’ottica che rendevano ogni foto impossibile, ci ha lasciato davvero stupiti! Arriviamo a Vik i Myrdal, senza fermarci al relitto dell’aereo sulla spiaggia di Solheimasandur. Fatta un po’ di spesa, ci rechiamo sulla spiaggia. Il mare si è mostrato prepotentemente, abbattendosi sui faraglioni di Reynisdragar, regalandoci momenti unici! Skessudrangur, Langhamar e Landdrangur sono i nomi di questi tre faraglioni che difficilmente dimenticheremo. Torniamo a casa senza un tramonto top, ma determinati ad andare alla ricerca di un regalo dal cielo. Ceniamo, prepariamo i nanetti alla serata e via, partiamo in direzione Ovest, dove il meteo sembra migliore……bhe è andata meglio del previsto. confesso che le due righe qui sopra le ho scritte peima di uscire con la convinzione che, causa meteo avversp, l’aurora non si sarebbe vista. Ma noi siamo tosti e 220 km tra andata e ritorno verso il bel tempo ci hanno permesso di assistere ad uno spettacolo inenarrabile. Il verde ed il viola hanno iniziato a danzare sopra di noi, mentre Marika saltava dalla gioia e Niko e Fede rimanevano a bocca aperta verso il cielo. Io? No non fotografavo. Mi sono stragoduto il momento abbracciato a chi amo di piu al mondo. Piangendo. Già perché se hai un cuore non puoi non emozionarti di fronte ad uno spettacolo simile. Ragazzi che serata!

3’ giorno:
Ci svegliamo e piove. Ma non ci perdiamo d’animo. Obiettivo di giornata, oltre alla famigerata spiaggia di Reynisjara, il relitto del DC 3 della U.S. Navy sulla spiaggia di Solheimasandur. Giunti in prossimità del parcheggio per il relitto, decidiamo di incamminarci nonostante il meteo. Percorriamo i 3.5 km a piedi, con la fortuna di non incorrere nemmeno in una goccia d’acqua, giunti sul posto scattiamo qualche foto ricordo, slalomeggiando tra i turisti giapponesi, per poi ritornare alla macchina stanchi ma felici. Sinceramente questa, data la distanza da percorrere a piedi, era la metà che meno mi ero prefissato di vedere. Un grazie particolare si miei tenaci nanetti che si sono ancora una volta dimostrati straordinari. Pranzo volante in macchina e via, verso Dyrholaey, da dove si gode di una vista pazzesca! Da un lato, verso Est, la magia di Reynisjara con il faraglione in primo piano, regno dei Fulmari, verso Ovest invece la vastità della spiaggia che porta a Solheimasandur. Nel mezzo una scogliera mozzafiato, caratterizzata dal una formazione rocciosa con due ampi archi, in cui le onde si frangono con potenza, e gli uccelli marini trovano il loro perfetto abitat. Indimenticabile! . Ripartiamo per Vik, dove occorre mettere un po’ di gasolio alla nostra Kuga, per poi far metà verso Reynisjara. La spiaggia, nera, è davvero spettacolare. Procedendo verso i famigerati faraglioni, si costeggia un tratto di roccia caratterizzata da formazioni esagonali basaltiche, che formano anche una splendida grotta. In 5 minuti di cammino si arriva nel punto più fotogenico, dove ho avuto modo di scattare parecchie foto, giocando con inquadrature e tempi lunghi al fine di valorizzare quanto meglio lo spettacolo che avevo davanti! Tornati a casa, ceniamo e ripartiamo nuovamente verso Ovest alla ricerca delle Northen Lights! Questa volta però, nonostante il kilometraggio più elevato (sino a Godafoss), il cielo coperto non ci ha fatto godere dello spettacolo dell’aurora. 

4’ giorno: 

Giornata di spostamento verso Hofn, 300 km ad est rispetto a noi. Durante il viaggio, ci fermiamo più volte per qualche per qualche scatto aereo col drone, dato il vento relativamente basso. Rimaniamo spesso colpiti dalla vastità degli spazi, a volte i rettilinei stradali si estendono lungo il nero delle morene dei ghiacciai per chilometri e chilometri, altre volte siamo circondati da muschi e licheni verdi e tondeggianti….incredibile! Nel pomeriggio arriviamo alla laguna dello Jokursarlon, dove rimaniamo colpiti dall’ennesimo spettacolo naturale. Una baia immensa ai piedi dell’immenso ghiacciaio Vatnajökul, in cui sono presenti foche, piccoli iceberg, che una volta in mare finiscono frantumati in piccoli pezzi sulla nera spiaggia limitrofa. Qui è il paradiso. Già il paradiso del fotografo di paesaggio. Ci sarebbe da rimanere per ore, giorni, mesi a scattare qui, ed ogni volta si otterrebbe una foto diversa. Ma dobbiamo arrivare ad Hofn. Arriviamo, ci riposiamo una mezz’ora ma subito ripartiamo, visto il cielo buono, nuovamente alla volta dello Jokursarlon. Scattiamo qualche foto al tramonto ed attendiamo la notte. Ed è subito magia! Non appena il sole scende ed il cielo inizia a scurire, l’aurora inizia a danzare nel cielo. Ho i brividi ancora ora. Questa volta riesco ad ottenere qualche buona foto, avendo il tempo di comporre e di ammirare allo stesso tempo l’aurora. Ritornando a casa, allunghiamo un pochino alla volta del Vestrahorn, dove la natura ci regala l’ultima sfiammata della notte. Rientriamo alle 4.00. Giornata EPOCALE, indimenticabile, con una moglie spettacolare, due bimbi che saltavano dalla gioia e mi abbracciavano durante l’aurora. Che volere di più?

5’ giorno:
Giornata di relax. Rimaniamo nei dintorni di Hofn, visitando il porto e la piccola cittadina. Dopo un pranzo da 115€ per tre fish&chips, un panino alla renna e 4 piccole bottiglie d’acqua (frizzanti però eh), percorriamo qualche km verso est verso terre che al momento non vedremo, ma che saranno metà di viaggi futuri. Incontriamo molti cavalli e renne al pascolo. e sostiamo per un po’ nei pressi di un torrente dove i bimbi danno sfogo alla loro fantasia, inventandosi giochi fantastici! Verso l’ora del tramonto ritorniamo al Vestrahorn. Colin McRae era lì con me. Già, devo ancora capire come abbia fatto, ma per un miracolo automobilistico ho evitato nello sterrato di finire giù per il dirupo che rimane tra la strada principale e la diramazione secondaria da imboccare per raggiungere la predetta località. Santo subito. Attendiamo l’aurora con qualche ripresa dronica e foto al tramonto. Le Northen Lights si fa vedere molto fievolmente, quindi, in previsione del l’elevato chilometraggio previsto per il giorno successivo, torniamo alla camera.

6’ giorno:
Il nostro viaggio riparte verso Ovest. Ripercorriamo a ritroso la strada fatta nei giorni precedenti, con una breve sosta a Vik i Myrdal dove stranamente piove. Ripartiamo alla volta di Reykholt nel centro-ovest dell’isola: quattro case, tre fattorie, 300 cavalli, 12 cani e 29 pecore, 300 cigni. Ma nei pressi si trovano le Bruarfoss Waterfall, il Geysir, e Gullfoss. Siti che nonostante il meteo avverso visitiamo con calma e troviamo il modo di apprezzare ugualmente in tutta la loro bellezza. Ovviamente Geysir ha colpito i bimbi, ma soprattutto Marika, che così ha smarcato una delle “cose da vedere” nella sua personalissima lista! Gullfoss muove un quantitativo d’acqua che c’è da stropicciarsi gli occhi! Peccato aver trovato un meteo decisamente avverso. Vento e pioggia hanno reso davvero difficoltoso scattare qualche foto.

7’ giorno:
Fede si sveglia presto, 7.15 circa. Con Niko ancora addormentato, Marika mi manda a scattare. Prendo la macchina deciso a ritornare verso Gullfoss, ma qualcosa di bianco attira la mia attenzione lungo il percorso. Le famose Colombe. Bianche. Dovete sapere che a mia moglie, per prendermi in giro durante i miei “trattati ornitologici”, piace semplificare le famiglie di uccelli in: aquile, gabbiani, uccellini, colombi, gufi, cicogne, papere e pinguini. Fa prima secondo lei. Comunque erano Pernici bianche! Mi fermo e riesco a portare a casa qualche scatto. Felice, evito Gullfoss, torno a casa dove, fatta colazione, partiamo alla volta di Hvmmastangi, punto base per raggiungere poi Hvitserkur ed il suo famigerato scoglio mammut. Durante il viaggio di quasi 300 km, attraversiamo luoghi magnifici, circondati da neve, canyon, fiumi, immense praterie. Ogni tanto troviamo qualche piccolo centro abitato, ma giusto due-tre case. Nel primo pomeriggio arriviamo a destinazione. Lasciati i bagagli in camera (tra l’altro molto bella e pulita, come le altre fin ora visitate), procediamo su una sterrata verso nord che porta ad Hvitserkur. Ci fermiamo a scattare qualche foto ad un gruppo di foche presenti in una piccola baia, per poi procedere al tramonto verso lo “scoglio mammut”. Qui il paesaggio è splendido. La costa è alta 20-30 metri, piomba su una spiaggia nera, da cui emerge questo capolavoro della natura. Mentre scendiamo per un ripido è ghiacciato sentiero, rimaniamo a bocca aperta chiedendoci come possa una esistere un capolavoro simile. Arrivati sulla battigia, si scattano foto, mentre i bimbi giocano sulla spiaggia. Risaliamo in auto, dove ceniamo in attesa del buio, nell’attesa vana di una vampata d’aurora.

8’ giorno:
Quando iniziai a fotografare, mi capitò in mano un libro sull’Islanda. Tra le varie foto, mi rimase impressa quella di una montangna al tramonto. Era il Kirkjufell splendidamente ripreso in una serata epica. Dentro di me pensai che non avrei mai avuto la possibilità di legare la fotografia-famiglia-viaggi. Ma fortunatamente erano altri tempi. Le cose cambiano, spesso in meglio e se guardò quello che ero quando sfogliai quel libro, bhe, credo di essere molto più felice e soddisfatto ora. Due figli splendidi ed una moglie megatop sono il fulcro di ogni mio giorno e portarli in vacanza e scattare con loro al fianco ha un sapore davvero particolare. Arriviamo al Kirkjufell nel pomeriggio dopo altri 300 km perlopiù di sterrate. Mi è subito venuto in mente quel libro è vi giuro che non sono riuscito a trattenere le lacrime. Ero davvero emozionato, tanto che non riuscivo a trovare una inquadratura che mi andasse bene. Un abbraccio a Marika e via….Ceniamo al 59, un ristorante molto carino  in cui lasciamo volentieri un po’ dello stipendio, ma di cenare in macchina, proprio non ne avevamo voglia. Rincasiamo presto, visto il cielo troppo coperto, nonostante un KP4 in corso.

9’ giorno:
La sveglia è così e così. Perché se è vero che nella notte sono caduti 10 cm di neve che hanno imbiancato praticamente ovunque, lo è anche che il cielo appare cupo, con un vento a volte incredibile. Decidiamo di percorrere la 54 e la 574 lungo la penisola dello Snaefellsjoekull. Ci fermiamo per qualche scatto mattutino al Kirkjufell, salvo poi riprendere subito marcia. E rimaniamo estasiati dinnanzi all’ennesimo capolavoro della natura. Per un tratto le montagne a picco sul mare ricordano molto le Lofoten in Norvegia. Poi  il paesaggio cambia d’improvviso e sono immensi campi di lava a dominare il paesaggio. Visitiamo Skarosvik beach, una splendida spiaggia dai colori dorati che contrastano con il nero delle rocce vicine, proseguiamo per il cratere di Saxholar, un piccolo vulcano che qualche anno fa deve averne combinata qualcuna. Proseguiamo sempre sulla medesima strada che costeggia la penisola, sino ad incrociare la 54, girando a sinistra. La strada inizia a salire ed il paesaggio cambia repentinamente. All’improvviso ci troviamo immersi in un paesaggio completamente invernale, dove tutto, strada inclusa, è bianco! Neanche il tempo di abituarsi che la strada, riscendendo, oltre a trasformarsi in una sterrata con neve ci porta nuovamente sulla costa. Ripassiamo da Grundarfjördur verso Bjarnarhofn, dove troviamo il museo dello squalo. Ma non squali vivi o imbalsamati. Marci. Putrefatti. Già perché gli islandesi sono fenomenali in cucina e quindi il Hákarl è una delle loro ricette tradizionali. In pratica prendono squali della Groenlandia, li eviscerano, li mettono sottoterra a marcire e poi li appendono ad essiccare per un certo periodo di tempo. Poi non contenti li fanno a cubetti come il parmigiano reggiano e degustano il tutto con un bel bicchiere di acqua vite. Una cosa vomitevole che ovviamente ci siamo ben guardati, questa volta, dall’assaggiare. Già, stavolta, perché la prossima potrei cedere alla tentazione! Si avvicina ‘ora del tramonto, che ovviamente passiamo al Kirkjufell. Sembrava promettere bene a livello fotografico, poi d’improvviso si copre tutto, proprio mentre avevo trovato delle inquadrature un po’ diverse dal solito, approfittando delle diverse forme del ghiaccio. Decidiamo di tornare al 59, per una pizza veloce. Direi velocissima perché ad ogni boccone il cielo improvvisamente si faceva sempre più pulito! Scappiamo al volo con la pizza take away sotto braccio, mentre la prima aurora inizia a danzare dietro al mio monte islandese preferito! Uno spettacolo indimenticabile. Più che altro perché insperato, date le condizioni e previsioni meteo della serata. Ci facciamo un’altra scorpacciata di aurora, con foto e video di rito. Verso le 23.30 il cielo ha ripreso a chiudersi, facendoci, vista anche la stanchezza dei bimbi, optare per un rientro al B&B. Vi giuro che per tutta la notte ho sognato aurore, anche su Porto Venere ed il mio amato Appennino…..

10’ giorno:
Ci svegliamo presto per una tentata sorpresa ai bimbi, ma causa il forte vento salta il pelagic trip con Laki Tours alla ricerca di Orche ed uccelli Marini. Avendo molto tempo prima di raggiungere il B&B Guesthouse a Keflavik, optiamo per un ulteriore passaggio dalla penisola Snaefellsjoekull. Nonostante i km macinati (alla fine dei 10 gg saranno quasi 3800), non ci manca la voglia di visitare la Vatnshellir Cave. Un regalo lasciato da madre natura. Una grotta vulcanica, suddivisa in 3 ampie camere in cui all’interno sono presenti diverse conformazioni laviche. Con l’ausilio di torce e caschetti di protezione, attraverso una scala a chiocciola si scende di 12 mt, in una prima camera che stando a quanto capito da il mio inglese maccheronico, molto probabilmente risulta posizionata su un ulteriore grotta sottostante. Scendendo verso la seconda camera di possono vedere i vari strati lavici raffreddatisi in diversi momenti con stalattiti laviche spettacolari. Con un ulteriore scala a chiocciola (17 metri di scalini da giramento di testa) si raggiunge la terza camera, dove grazie alle torce in dotazione si possono ammirare i gialli dello zolfo, il rosso del ferro, ed i bluastri dei mirtilli (battuta delle Guida). Momento clou, quando la Guida invita tutti a spegnere le torce ed a chiudere gli occhi per qualche secondo. Riaperti ci siamo trovati nel buio e silenzio più assoluto. Che spettacolo!. Riemergiamo ancora più convinti di aver visitato una terra straordinaria. Riprendiamo il viaggio, con una tappa veloce in auto nel centro di Reykjavik, per poi terminare la nostra straordinaria avventura alla Blu Lagoon. Una piscina a cielo aperto in cui le acque, grazie al silicio presente, si tingono di un azzurro incandescente. La temperatura dell’aria (1 grado quando siamo entrati noi) contrasta con quella dell’acqua, variabile dai 37 ai 39 gradi. Una bella esperienza, che renderà ancor più difficile il rientro a casa.

11’ giorno:
È tempo di tornare a casa. La sveglia suona presto. Colazione veloce e via, con la prima tappa. Il pieno di gasolio alla mitica Kuga che questa volta ho portato a casa sana e salva, nonostante i 3” di terrore vissuti al Vestrahorn. Rientriamo stanchi, sfiniti e piangenti. Già perché siamo tutti e 4 consci di aver lasciato alle spalle una terra unica, magica, ipnotica. Con quei colori e contrasti che ti lasciano ammirarla per momenti che sono scolpiti nella memoria di ognuno di noi. Viverli poi con  chi di più si ama al mondo è un valore aggiunto a questo tipo di vacanza. Viaggiare con la famiglia e figli, fotograficamente parlando ti può sicuramente togliere quel momento di freschezza e lucidità di cui occorre disporre al momento della composizione e scatto. Ma accresce molto di più la sensazione di famiglia, il rapporto tra genitori e figli e quanto di bello può esserci in una famiglia. Che dire, ora viene il lavoro duro. Quello della selezione, scrematura e post produzione delle immagini. Ma guardando ognuna di essa rivivrò quel momento. Anche domani. Per sempre. I love Iceland. See you soon.