Mercoledì 22 Maggio 2013 è stata per molte persone una normalissima giornata, una come le altre. Un cornetto e cappuccino veloci e via al lavoro. Ma tra tutti noi, c’è stata una persona che quella giornata difficilmente la dimenticherà. E’ Paola Amprino, dipendente del Parco Naturale Regionale di Porto Venere. Quella mattina, a bordo del natante di servizio, Paola aveva il compito di verificare la presenza di un uovo speciale, posizionato su di un imbarcazione ormeggiata a pochi metri dalla strada provinciale che dal borgo di Porto Venere riporta a La Spezia. La Natura aveva fatto incredibilmente il suo corso e l’uovo si era magicamente schiuso. Al centro di quel nido “improvvisato”, composto da avanzi delle reste dei mitili, piccoli bastoncini di legno, porzioni di reti da pesca, sorgeva, incredibilmente un pullo di Sula (Morus bassanus, Linnaeus 1758), nato molto probabilmente il giorno precedente.

Un bel passo avanti per il “Progetto Sula”, iniziato ufficialmente il 14 febbraio 2013 con la posa in opera di richiami acustici temporizzatori auto-alimentati e sagome di Sula, grazie ad una proficua collaborazione tra il Parco Naturale Regionale di Porto Venere, la Marina Militare, la Capitaneria di Porto della Spezia, la Provincia della Spezia, le Guardie Ecologiche Volontarie, il Comune di Porto Venere ed ISPRA. Tale progetto getta le sue basi nel anni ’90, quando alcuni Ornitologi scoprirono che nella baia del paese di Le Grazie (comune di Porto Venere), era presente un esemplare. Successivamente nel 2006, sempre nel medesimo sito venne osservato un ulteriore esemplare con l’abitudine di stazionare sempre sulla stessa barca a vela. Negli anni a seguire gli avvistamenti furono sempre più frequenti: nel 2010, sempre alle Grazie, almeno un esemplare in fissa dimora. Dal 2011 qualcosa comincia a cambiare. Le Sule avvistate non furono più una, ma ben tre. Una amava sostare su un natante nei pressi dell’attuale nido, altre due, presumibilmente una coppia, cominciò a dare spettacolo con scambi di effusioni sulla chiglia di un piccolo natante semi affondato a pochi metri dalla spiaggia di Porto Venere. L’anno successivo, nel 2012, nell’amata baia del borgo delle Grazie ci fu il primo vero e proprio tentativo, sfortunato, di nidificazione. Diversi frammenti del guscio vennero ritrovati, successivamente all’abbandono del nido da parte dei presunti genitori, su di un imbarcazione abbandonata. Già, su un natante. Perché non sulle ripide scogliere prospicienti il mare aperto delle isole Tino e Palmaria, come accade nel nord della Francia? Konrad Lorenz ipotizzerebbe che queste Sule siano nate proprio su di un natante. Il loro imprinting le porterebbe quindi a comportarsi, proprio come i loro genitori, scegliendo come sito di nidificazione proprio un imbarcazione ormeggiata.

 

Si arriva quindi al fatidico 21 maggio. Con la schiusa dell’uovo è cominciata la magia della vita. Ma anche i problemi. Come affrontare un evento così eccezzionale? Come comportarsi con il proprietario del natante? Spostare o non spostare il nido su una piattaforma più idonea? Inanellare o no il piccolo? Ognuna di queste domande ha poi trovato, nel tempo, la sua risposta. Ad oggi il nido è presente sempre sulla medesima imbarcazione, ed il 27 giugno, a trentasei giorni dalla schiusa, le tre Sule sono state inanellate (A49 ed A50 i genitori, A51 il piccolo), forse un po’ prematuramente da ISPRA. La LIPU della Spezia, presieduta da Paolo Canepa, ha donato al proprietario dell’imbarcazione su cui insiste il nido una cospicua somma di denaro, a fronte del forzato inutilizzo. Il Comune di Porto Venere ha emesso un ordinanza che vieta l’avvicinamento al nido, contestualmente il Parco Regionale ha posto in opera delle boe di segnalazione e cartelli indicativi.

L’evento, stante la sua importanza (1° caso di nidificazione certa in Italia, 2° nel Mediterraneo), non ci ha messo molto a prender campo, grazie anche ai social network. Molti curiosi hanno messo a repentaglio la nidificazione, affiancandosi con altre imbarcazioni al nido. Fortuna vuole che i molti volontari presenti a riva abbiano sempre contrastato questi episodi, riuscendo ad allontanare il curioso di turno.

A prescindere quindi, da come ognuno di noi possa pensarla, le scelte prese sino ad oggi dagli Enti competenti (ISPRA, Parco Regionale e Comune) hanno garantito, sino ad oggi, la sopravvivenza del pullo. Quel che è certo è il fatto che un ulteriore nidificazione il prossimo anno nelle medesime condizioni potrebbe non essere ben vista. Molti in paese sperano che le Sule scelgano siti più naturali come le splendide scogliere a picco sul mare di Porto Venere e Palmaria, o dell’isola del Tino magari.

 

l nido viene monitorato dai volontari della LIPU della sezione della Spezia (coadiuvati da Paolo Canepa), da molti Ornitologi e Fotografi naturalisti spezzini (tra i quali Marco Fortunato, Claudio Grillo, Mario Scimone, Ercole Buoso e Carlo Alberto Conti), dalle Guardie ecologiche, ma anche dagli abitanti del posto che oramai hanno simbolicamente adottato il piccolo. Il sito web del fotografo naturalista spezzino Carlo Alberto Conti (www.carloalbertoconti.it) riporta una tabella di queste osservazioni, ordinate per cronologia e contornate da immagini e video. Si è potuto osservare, ad esempio come nei primi giorni di vita, uno degli esemplari adulti si involava verso Sud-Est (direzione Viareggio…..forse assieme alle Sule osservate da Alessio Quaglierini durante i coastal-trip?), presumibilmente alla ricerca di cibo. Al suo ritorno, dopo 6-7 ore, gli esemplari adulti si scambiavano teneri gesti affettuosi, attraverso un particolare rituale della durata di circa 15′, dopodiché avveniva il cambio in cova. Passati quasi una ventina di minuti l’altro partner prendeva a sua volta il volo verso Sud-Est. L’adulto rimasto, mentre effettuava la pulizia del piumaggio, veniva cercato con insistenza dal piccolo, al quale offriva presumibilmente pesce rigurgitato. Col passare del tempo, il periodo che l’adulto passava in mare a pesca è progressivamente aumentato. Dalle 6-7 ore si è passati alle 9-10 ore. Il rituale al ritorno al nido però non è mai cambiato. A circa 70 giorni dalla nascita, sono mutate notevolmente le dimensioni del pullo, tanto che ad oggi si differisce dagli adulti solo per il piumaggio. Al momento infatti, dopo una fase in cui è stato ricoperto da una “peluria” bianca, stanno gradualmente emergendo le remigranti scure, tipiche dei giovani di Sula. Molto particolare ancora, l’atteggiamento usato per la termoregolazione corporea. Con il becco rivolto verso il cielo, le Sule “gorgheggiano” per diversi minuti, ripetendo il gesto svariate volte.

Un altro particolare legato a questo caso straordinario è la storia della Sula cosiddetta “isterica”. Esiste infatti un terzo esemplare adulto, che durante tutto il periodo primaverile ha tentato testardamente la costruzione, su di un imbartcazione adiacente, di un ulteriore nido. Questa Sula, costruiva, spostava, distruggeva il nido continuamente, siano a circa ai primi di giugno, quando ha contiunato a frequentare la zona, senza però continuare la sua opera.

Ora, che la fase di crescita del pullo più famoso del mediterraneo è quasi completata, quando mi reco a Porto Venere, chiudo gli occhi ed immagino il momento in cui finalmente, la giovane Sula, volerà libera nei nostri cieli. Ci siamo quasi, il sogno sta per avverarsi!